Tasso Fisso o Tasso Variabile?

Cercare di trovare il mutuo perfetto è un po’ come trovare la donna della tua vita. Non è facile, perché all’inizio sembrano tutti l’affare del secolo e invece… bisogno capire bene cosa si sta facendo perché una volta firmato il contratto… durerà quasi per tutta la vita!

Proviamo ad aiutarvi nella scelta. Iniziamo col capire le differenze. Partiamo dal variabile.

Per calcolare il tasso variabile si utilizza un parametro che varia ogni mese,  da cui prende la definizione di variabile, al quale si aggiunge una differenza fissa chiamata spread.

Non tutte le banche indicizzano i mutui allo stesso parametro, qualcuna ultizza l’Euribor ad 1 mese, qualcuno a 3 mesi, qualcuno a 6 mesi.  Tuttavia più è breve l’Euribor minore sarà il tasso.

Il tasso fisso invece è già predefinito e a differenza del variabile, appunto, non cambia di mese in mese in base alle oscillazioni del mercato, ma resta predefinito dal momento della stipula fino all’ultima rata del contratto.

Non tutte le banche, anche il questo caso, utilizzano la stessa definizione di tasso fisso. Sui cartelloni pubblicitari alcuni istituti definiscono il tasso fisso finito, quello che sarà per tutta la durata del contratto, mentre altre danno soltanto uno spread (come il variabile) a cui deve essere aggiunto un parametro anch’esso fisso chiamato IRS che si calcolerà il giorno della stipula.

Quale dei 2 scegliere tra fisso e variabile? Non possediamo la palla di vetro ma dato che i tassi sono ai minimi storici, i valori non possono che aumentare. Quindi più lunga è la durata del vostro mutuo più convincente è la scelta del tasso fisso sul tasso variabile.

Edilizia ecosostenibile: i 10 materiali edili più innovativi

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Esistono materiali isolanti prodotti con le più impensabili sostanze, organiche e non.

Un esempio? Isolanti prodotti con funghi o altri microorganismi, biomattoni, coperture in lana di pecora o pannelli in pietra riciclata.

Da un’idea del Cradle to Cradle Products Innovation Institute è nato un concorso per stilare una classifica dei 10 materiali ecosostenibili più innovativi e insoliti.

La top ten è rivolta esclusivamente ai materiali edilizi, ai prodotti edili e ai processi costruttivi più green, ovvero prettamente indirizzati verso una concezione ecosostenibile dell’edilizia pubblica e privata.

Il concorso, ideato in collaborazione con Make it Right – l’associazione no profit divenuta famosa per aver realizzato l’Ecoquartiere di New Orleans – ha visto la partecipazione di ben 144 produttori di materiali edili ecosostenibili e naturali (isolanti, coibentazioni alternative, coperture in pietra ricilata, manti bituminosi recuperati da precedenti demolizioni, ecc).

Ma quali sono questi 10 materiali ecosostenibili più innovativi? Ecco la classifica.

  1. Struttura isolante ottenuta dal micelio

Al posto delle schiume plastiche prendono piede i materiali isolanti ottenuti a partire da sottoprodotti agricoli tra i quali figura l’impiego del micelio dei funghi. Il micelio è in grado di svilupparsi autonomamente crescendo direttamente all’interno della parete muraria; allo stesso modo, le pareti in legno di un’abitazione possono essere riempite, in poco meno di un mese, da uno strato isolante che le rende perfettamente ermetiche, ecologiche al 100%, ignifughe, prive di VOC e termicamente resistenti.

  1. Struttura isolante ottenuta dalla lana di pecora

Allo stesso modo si può creare una parete isolante ecosostenibile inserendo al suo interno della lana di pecora, totalmente riciclabile, sicura per l’ambiente e per le persone, ignifuga e oltretutto benefica per la salubrità dell’aria, dal momento che la lana è in grado di assorbire le sostanze inquinanti presenti nell’aria interna.

  1. Coperture e rivestimenti in pietra riciclata e plastica riciclata

Gli scarti di pietra calcarea possono essere efficacemente trasformati in materiali di copertura per tetti, solai, ecc. Lo stesso impiego è possibile per sacchetti alimentati e bottiglie o confezioni in plastica, totalmente riciclabili al termine del loro ciclo di vita media – circa 50 anni).

  1. Biomattoni ecologici

Hanno le stesse caratteristiche e prestazioni dei comuni mattoni, ma sono realizzati mediante l’azione congiunta di batteri e altri aggregati. I componenti di un biomattone spesso provengono da percorsi di riciclo; il processo produttivo consente di ottenere mattoni dalle prestazioni uguali se non, addirittura, superiori rispetto a quelli di uso comune.

  1. Pannelli in paglia

Se si lascia essiccare una grande quantità di paglia si possono costruire pannelli portanti che rappresentano una valida alternativa costruttiva economica ed ecologica. I pannelli in paglia, composti per il 99,4% da materiali riciclati a livello locali (paglia e legno), sono super isolanti e modulari: per questo, hanno riscontrato notevole applicazione per la costruzione di case passive.

  1. Componenti modulari ecosostenibili

Si tratta di veri e propri blocchi modulari, realizzati mediante materiali interamente riciclabili (legno e pietra ad esempio); in tal modo si ottengono prefabbricati che possono assemblati direttamente in loco e lavorati riducendo le quantità necessarie di acqua ed energia.

  1. Pannelli in fibra di cellulosa

Leggerissimi e riciclabili al 100%, vengono prodotti utilizzando un quantitativo estremamente limitato di acqua, mediante un processo “chiuso” che consente di recuperare il 99,5% delle risorse impiegate.

  1. Vernici di origine minerale

Si tratta di una particolare ed innovativa tipologia di vernici naturali, lavabili, ipoallergeniche e del tutto prive di sostanze tossiche. Le vernici di origine minerale, come quelle industriali, sono permeabili, ovvero in grado di impedire la proliferazione di batteri e muffe; grazie alla loro capacità di assorbire CO2 evitano inoltre l’insorgere di patologie respiratorie.

  1. Pannelli strutturali riciclati

Si usano al posto dei tradizionali muri a secco per pareti, pavimenti, partizioni e soffitti. Vengono realizzati con materiale edile ecocompatibile, e risultano  particolarmente adatti anche in condizioni climatiche avverse e svantaggiose, dal momento che sono capaci di ridurre le emissioni di CO2 tre volte tanto rispetto a ciò che avviene normalmente.

  1. Pannelli rinforzati in legno, paglia e cemento

Trovano impiego nella realizzazione di pareti e tetti come elementi portanti; sono composti da una struttura principale rigida, in legno, e vengono assemblati combinando lana, legno e cemento. Questa tipologia di pannelli risulta molto vantaggiosa, perché si tratta di componenti impermeabili, ignifughi, resistenti a parassiti e termiti, isolanti, fonoassorbenti, versatili e privi di emissioni nocive.

Edilizia green: abitare in una casa a misura di natura

Il termine green, ormai inflazionato ed utilizzato per molti degli aspetti della nostra vita quotidiana, è diventato un aggettivo che connota tutte le attività, gli strumenti e i prodotti che hanno come obiettivo quello di rispettare l’ambiente sia per nel loro intero ciclo produttivo che nel risultato finale.

Nel campo dell’edilizia, “green” identifica, quindi, una particolare tipologia di tecniche costruttive, etiche, innovative e sensibili alle tematiche ambientali; in altre parole, un nuovo modo di costruire appartamenti operando nel risparmio delle risorse energetiche e nel rispetto di specifici protocolli di settore orientati alla tutela dell’ecosistema.

Per essere davvero green, un’impresa edile deve quindi puntare a realizzare edifici ecologicamente rispettosi che riducano al minimo il loro impatto sull’ambiente.

A questo punto sorge spontanea una domanda: in che modo gli appartamenti in vendita possono definirsi “rispettosi” dell’ambiente? La risposta non è semplice, poiché si rischia di scivolare su un terreno instabile, dove può diventare difficile verificare la veridicità delle informazioni che provengono dall’impresa.

In questo quadro complesso, arrivano in aiuto le certificazioni: il loro scopo è quello di avallare la bontà degli intenti e dei progetti messi in atto dall’impresa edile mediante il ricorso a parametri oggettivi.

Al giorno d’oggi, le certificazioni rappresentano l’unico sistema tangibile e misurabile per stabilire se un’impresa costruttiva può definirsi a tutti gli effetti green o meno. Ciò accade perché l’Italia non possiede ancora delle norme di carattere specifico in materia di edilizia e tutela dell’ambiente.

Le certificazioni sono diventate, quindi, l’unico strumento efficace di cui si serve:

  • chi cerca case in vendita
  • chi acquista appartamenti al mare come seconda casa
  • chi ha intenzione di mettere in vendita il proprio immobile

 

Il certificatore è obbligato per legge a rilasciare l’Ace (Attestato di certificazione energetica), un documento nel quale, a seguito di specifiche analisi sul consumo energetico dell’edificio, si attesta la classe energetica dei consumi dell’immobile in modo convenzionale, cioè attraverso la scala alfabetica (laddove la A è la classe energetica migliore). Nell’attestato di certificazione energetica è calcolato l’Ipe (Indice di prestazione energetica), una misurazione che esprime l’energia totale consumata dall’edificio climatizzato per metro quadro di superficie ogni anno.

Se la normativa vigente prevede l’autonomia regionale sull’obbligo di rilascio dell’Ace nei contratti di locazione, diverso è il caso di immobili appena costruiti: l’Ace è per legge sempre obbligatoria nel caso di palazzine di nuova costruzione o di ristrutturazione integrale di un edificio, eccezion fatta per i fabbricati industriali, agricoli e non residenziali. Dal momento che chi vende o acquista casa dovrà obbligatoriamente contattare un tecnico qualificato per il rilascio dell’attestato Ace, tale normativa ha conferito ai consumatori un ottimo strumento per valutare e confrontare gli immobili prima di acquistarli.

Quanto costa farsi rilasciare l’attestato Ace? Trattandosi di una consulenza specialistica, la spesa varia a seconda della quantità di elementi da ispezionare, ma anche in base alla metratura da sottoporre a controlli e alla qualità dell’edificio su cui si interviene. Il prezzo varia inoltre anche in base alla tipologia di immobile da analizzare (un intero complesso abitativo oppure un singolo apprtamento). Ad ogni modo, facendo una media, il prezzo si aggira tra i 250-300 euro per un appartamento e i 500 euro per una villa o villetta. E’ importante prestare molta attenzione ai preventivi che si discostano notevolmente da queste fasce di prezzo, non solo perché la spesa da affrontare è frutto di una remunerazione del tempo e delle competenze messe a disposizione da un professionista del settore, ma anche perché l’investimento iniziale può essere efficacemente recuperato e ampiamente ripagato dall’efficienza energetica garantita da un’abitazione che rispetta i parametri dell’Ac

Rata e Kakebo

Noi Italiani siamo così, un po’ tradizionalisti, un po’ fifoni. Vorremmo la casa di proprietà ma siamo terrorizzati dalle lunghe scadenze, dagli impegni a lungo termine come i mutui.

Si profila in questo caso uno scenario tipico in cui la voglia di acquistare un appartamento è direttamente proporzionale alla paura che abbiamo di legarci a lungo termine con una scadenza fissa.

Un po’ come la voglia di metterci a dieta per la prova costume è direttamente proporzionale alla voglia che abbiamo di pasta al forno la domenica a pranzo.

Ma il mutuo, come la pasta al forno, se mangiata moderatamente può dare grandi soddisfazioni.

Come fare? I Giapponesi usano una cosa chiamata kakebo.

Si tratta di un diario nel quale appuntano tutte le spese correnti e fisse, surplus ed extra.

Passato lo stato di shock che vi pervaderà una volta visto quanti soldi spendete senza rendervi conto, avrete una visione più chiara del risparmio che potrete destinare alla rata del vostro mutuo.

Valutate tutte le vostre spese,  dall’attuale stipendio riuscite a risparmiare qualcosa?

Se siete in affitto le spese dell’affitto potrete aggiungerle al  risparmio sopra considerato .

Potete valutare se ci sono spese superflue che sicuramente potete aggiungere al risparmio.

Fatti tutti i calcoli dovete valutare che circa il 30% del vostro reddito sarà destinato all’acquisto del vostro sogno. Che sia una casa al mare o una baita in montagna.

Il rapporto tra rata e reddito non dovrà superare questa soglia, in quanto le banche sono molto rigide in fatto di sostenibilità rata-reddito.

Facciamo un piccolo esempio: se Mario rossi ha uno stipendio di circa 1200€, potrà sostenere una rata massimo intorno ai 400€.

Nei prossimi articoli vi aiuteremo a scegliere tra le varie tipologie di mutui disponibili e sui cavilli fiscali legati all’acquisto di un immobile.